{"id":1178,"date":"2021-05-12T09:47:30","date_gmt":"2021-05-12T07:47:30","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1178"},"modified":"2021-07-13T11:49:04","modified_gmt":"2021-07-13T09:49:04","slug":"manifesto-contro-la-nuova-normalita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1178","title":{"rendered":"Manifesto contro la \u201cnuova normalit\u00e0\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Da una idea di Marco Proietti e Andrea Venanzoni<br \/>\nIn principio fu il virus come opportunit\u00e0.<br \/>\nTweet e dichiarazioni di vaga e vacua ingegneria sociale, prefigurando scenari di un mondo nuovo: alcuni politici, alcune star del pop, intellettuali in servizio effettivo permanente, quelli che davano e danno con la loro stessa esistenza piena ragione a Nicolas Gomez Davila quando liquidava l\u2019impegno civile come roba da prostitute.<br \/>\nTutti impegnati a prefigurare l\u2019ellittico orizzonte di una societ\u00e0 prossima ventura, in cui, tutti attenti, accorti, sensibili, limitati negli spostamenti e nelle libert\u00e0 ma felici di esserlo, sussidiati dal generoso Stato paterno e patrigno, avremo finalmente (ri)scoperto la bellezza del sol dell\u2019avvenire, tra un vaccino annuale e un tampone.<br \/>\nPoi, esaurita la verve semantica e fumosa dell\u2019\u201dopportunit\u00e0\u201d, visto che nessuno aveva ben capito in cosa essa consistesse, i geni della comunicazione istituzionalizzante sono passati a un nuovo lemma, quello della \u201cnuova normalit\u00e0\u201d: lo si trova tanto in spernacchiati siti internet complottisti quanto in seriosi report di organizzazioni internazionali, come l\u2019UNICEF a proposito della condizione dei bambini nel futuro post-pandemico, e nel dibattito politico, economico, sociologico e psicologico.<br \/>\nIl concetto di nuova normalit\u00e0 \u00e8 in apparenza meno inquietante di quello del virus come opportunit\u00e0 ma non meno pericoloso, anzi: perch\u00e9 sottende la definizione di un epocale spartiacque, di un mondo prima e di un mondo dopo la pandemia, e soprattutto finisce per integrare quella pratica certosina dell\u2019autoinganno che Carmelo Bene vedeva essere la spina dorsale della pratica democratica. Una societ\u00e0 livellata, misurata, ipercontrollata, ove ogni minimo sussulto di autodeterminazione \u00e8 destinato inevitabilmente a finire sul taccuino dei cattivi.<br \/>\nUna bastonatura felice e ossequiosa, proprio nel nome della normalit\u00e0. Che, a ben vedere, \u00e8 in realt\u00e0 una normalizzazione, un redde rationem, una Notte dei lunghi coltelli per accartocciare qualunque deviazione dal percorso di edificazione del mondo nuovo pandemicamente corretto.<br \/>\nIn fondo, persino un noto ministro in un suo travagliato libro, prima pubblicato, poi frettolosamente ritirato dal commercio quando ci si era accorti che aveva cantato vittoria troppo presto, poi ancora obliato e infine riemerso o meglio a dirsi risorto semi-pasqualmente a nuova vita editoriale, si era lanciato nel perorare la causa del mondo nuovo post-pandemico, come potenziale trionfo dei valori di sinistra.<br \/>\nL\u2019idea che un mondo nuovo debba sorgere dalle presunte macerie fumanti di un virus oltre che fallace \u00e8 pericolosa.<br \/>\nPericolosa perch\u00e9 innesta nel corpo sociale un generale e frainteso principio di precauzione, come se il rischio zero fosse una ipotesi praticabile: e sappiamo, sappiamo bene, che il rischio \u00e8 al contrario parte essenziale e integrante dell\u2019esistenza umana e dello stare in societ\u00e0. \u201cCovid zero\u201d come \u201crischio zero\u201d sono formule nel migliore dei casi del tutto insensate e vuote, nel peggiore al contrario sottendono dinamiche e dispositivi di limitazione della socialit\u00e0 e di controllo diffuso.<br \/>\nIn questa prospettiva, si ambisce a presentare la rimodulazione del trionfo dello Stato, e non a caso gi\u00e0 si sente parlare di fine della globalizzazione, di fine del mercato, si prefigura un potere pubblico sempre pi\u00f9 \u201camico\u201d, pervasivo, innervato nei gangli pi\u00f9 profondi della nostra esistenza.<br \/>\nLa nuova normalit\u00e0 \u00e8 una quotidianit\u00e0 intessuta di concessioni, autorizzazioni, visti, controlli, delazioni, segnalazioni, un ritorno epocale a secoli passati, non un balzo in avanti.<br \/>\nLa nuova normalit\u00e0 non \u00e8 una opportunit\u00e0 ma tirannia, con uno Stato che ci dice cosa fare, come comportarci, dove andare e dove al contrario non poter andare.<br \/>\nLa nuova normalit\u00e0 \u00e8 mancanza totale di trasparenza nei processi deliberativi, arcana imperii, opacit\u00e0 gestionale, frantumazione delle fonti del diritto e polverizzazione dei centri decisionali.<br \/>\nLa nuova normalit\u00e0 \u00e8 il vicino di casa che si erge a censore dei nostri costumi e a volenteroso segnalatore alle autorit\u00e0 di polizia di comportamenti ritenuti esorbitanti dai canoni della nuova normalit\u00e0 stessa.<br \/>\nNon esiste una nuova normalit\u00e0, se non nel triviale progressismo di chi guarda al futuro come un modo per poter coartare il libero pensiero all\u2019interno di steccati (e divisioni) ideologici.<br \/>\nPer questo, come uomini liberi, abbiamo avvertito l\u2019esigenza di redigere questo Manifesto contro la nuova normalit\u00e0, per riaffermare la libert\u00e0 individuale e collettiva, il primato della persona sullo Stato, e per ricordare agli improvvisati ingegneri sociali che ambiscono a rimodellare la quotidianit\u00e0 che per quanti lucori scintillanti neon, per quanta digitalizzazione, per quante parole altisonanti possano usare nelle loro narrazioni, una tirannia rimane pur sempre una tirannia.<br \/>\n1. Da uomini liberi, rifiutiamo nella maniera pi\u00f9 totale qualunque visione che della pandemia miri a fare opportunit\u00e0 e a ingenerare presunte \u201cnuove normalit\u00e0\u201d. La pandemia \u00e8 una tragedia, ma tragedia sono anche la gestione dei pubblici poteri del virus, i tentativi di far assumere una torsione autoritaria e ideologizzante al contrasto al virus e alla societ\u00e0 emergente. Non esiste alcun prima e alcun dopo il virus.<br \/>\n2. Da uomini liberi, reclamiamo la libert\u00e0 individuale e quella collettiva, nel nome e nel rispetto dei principi naturali e di quelli costituzionali. Respingiamo eccezionalit\u00e0, emergenzialit\u00e0 strutturale e permanente, ritorni a sistemi implicanti regimi di autorizzazione, di concessione, di visto.<br \/>\n3. Da uomini liberi, siamo consapevoli che la libert\u00e0 \u00e8 innanzitutto responsabilit\u00e0 individuale. Per questo respingiamo la visione di uno Stato che possa surrogarsi alla volont\u00e0 individuale e che possa eticamente ergersi a buon padre in grado di \u201cproteggerci\u201d dai rischi e dalle connesse responsabilit\u00e0.<br \/>\n4. Da uomini liberi, sappiamo bene che il rischio \u00e8 parte integrante ed essenziale della vita umana. L\u2019idea di un \u201crischio zero\u201d \u00e8 del tutto da respingere, poich\u00e9 la sua risultante sarebbe la abdicazione in via perenne a qualunque forma di libert\u00e0.<br \/>\n5. Da uomini liberi, vogliamo che lo Stato torni nel suo perimetro, senza esondare e senza rendersi occhio che tutto scruta, spesso per la interposta persona di un frainteso senso di cittadinanza attiva. Per questo, chiediamo il ritorno della trasparenza dei dati sottesi ai processi deliberativi, alle garanzie di inviolabilit\u00e0 della propriet\u00e0 privata e del domicilio, alla presunzione di innocenza.<br \/>\n6. Da uomini liberi, sappiamo che ogni \u201cmondo nuovo\u201d si costruisce sempre sulla base di nuove narrazioni e di nuove parole. Per questo reclamiamo un dibattito pubblico libero da ricatti morali e da comodi alibi semantici: rigettiamo nella maniera pi\u00f9 netta la de-individuazione insita in un certo linguaggio che, oltraggiosamente, si nutre di \u201cnegazionismo\u201d, di cittadini trasformati in terroristi e di altri lemmi che quando usati stroncano, novelli ipse dixit, qualunque discorso. Vogliamo rispetto e simmetria nei discorsi pubblici.<br \/>\n7. Da uomini liberi, vogliamo che la politica torni al servizio del cittadino e la smetta di utilizzare la pandemia come un comodo specchio per celare e deflettere le proprie storture. Non esiste spazio per il pandemicamente corretto, e la tragicit\u00e0 degli eventi vissuti non deve essere vista come un\u2019occasione o come un\u2019opportunit\u00e0 di cambiamento, bens\u00ec come il normale flusso della Storia.<br \/>\n8. Da uomini liberi, vogliamo che il digitale sia una opportunit\u00e0 e non una nuova tirannia funzionale per limitare in via permanente gli spostamenti, desertificando il paesaggio sociale delle nostre citt\u00e0. Come riconosciuto nei principali testi normativi e nelle Carte europee e sovra-nazionali concernenti la tecnologia, deve esserci sempre un fine e un controllo umano sotteso.<br \/>\n9. Da uomini liberi, vogliamo che il canone di democratizzazione torni a governare la scienza, sgombrando il campo dall\u2019esondazione di narcisismo da virologia.<br \/>\n10. Da uomini liberi, vogliamo tornare ad essere liberi, ad amare, a viaggiare, a stringere mani, a considerare un servizio pubblico un servizio e non una graziosa concessione sovrana.<br \/>\nComitato Promotore:<br \/>\nPietrangelo Buttafuoco<br \/>\nDaniele Capezzone<br \/>\nLuigi Curini<br \/>\nCorrado Ocone<br \/>\nMarco Proietti<br \/>\nFederico Punzi<br \/>\nAndrea Venanzoni<br \/>\nPer sottoscrizione:<br \/>\nnuova.normalita@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da una idea di Marco Proietti e Andrea Venanzoni In principio fu il virus come opportunit\u00e0. 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