{"id":1187,"date":"2021-07-13T11:36:33","date_gmt":"2021-07-13T09:36:33","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1187"},"modified":"2021-07-13T11:49:51","modified_gmt":"2021-07-13T09:49:51","slug":"il-popolo-cubano-si-ribella-abbattere-la-dittatura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1187","title":{"rendered":"Il popolo cubano si ribella: abbattere la dittatura"},"content":{"rendered":"<p>Cuba si ribella alla dittatura: \u00e8 davvero l\u2019inizio della fine del Castrismo?<br \/>\ndi Enzo Reale, in Esteri, Quotidiano, del 13 Lug 2021, 03:58<\/p>\n<p>\u00c8 cominciato tutto intorno all\u2019una del pomeriggio di domenica nella localit\u00e0 di San Antonio de los Ba\u00f1os, a una trentina di chilometri da L\u2019Avana. Un folto gruppo di persone \u00e8 sceso in strada gridando consegne anti-governative: \u201cLibert\u00e0! Abbasso la dittatura! Non abbiamo pi\u00f9 paura!\u201d. Le immagini della protesta si sono diffuse rapidamente in rete, nonostante la censura e le interruzioni del servizio, in una chiamata spontanea alla ribellione civile contro il regime comunista che da 62 anni costringe una popolazione di 11 milioni di abitanti all\u2019isolamento, alla miseria e alla repressione. Un evento inusuale, in ogni caso, laddove tradizionalmente dominano paura e rassegnazione.<\/p>\n<p>Le manifestazioni si sono poi estese come i tasselli di un domino su tutto il territorio dell\u2019isola: centri minori intorno alla capitale, Alqu\u00edzar, G\u00fcira de Melena, San Jos\u00e9 de las Lajas, Bauta, ma anche capoluoghi di provincia quali Camag\u00fcey, Matanzas, Pinar del R\u00edo, Ciego de \u00c1vila e Santiago de Cuba. E poi, a migliaia, sul Malec\u00f3n de L\u2019Avana, teatro dell\u2019ultima grande manifestazione che si ricordi, nel lontano 1994. Allora furono le restrizioni del \u201cperiodo speciale\u201d, seguito alla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, a provocare un\u2019esplosione di malcontento popolare prontamente ricondotto dalle forze di sicurezza e dall\u2019intervento di Fidel Castro in persona, che scese tra la folla ottenendone l\u2019acquiescenza.<\/p>\n<p>Originate dalla disperata situazione sanitaria in piena epidemia da Covid-19 e dall\u2019acuirsi della crisi alimentare in un\u2019economia gi\u00e0 terribilmente provata da sei decenni di socialismo reale, le rivendicazioni odierne assumono per\u00f2 un chiaro significato politico e un preoccupante \u2013 per il regime \u2013 carattere anti-totalitario: \u201cCuba non \u00e8 vostra\u201d, urlavano nel pomeriggio di domenica centinaia di persone davanti alla sede del Partito Comunista Cubano (PCC). Difficile per chi comanda continuare a sostenere che gli oppositori sono soltanto mercenari pagati dalla CIA, gusanos dell\u2019imperialismo.<\/p>\n<p>Se nel 1994 fu una combinazione di carisma personale e di minacce a placare la rivolta, nel 2021 il l\u00edder m\u00e1ximo assume le sembianze sbiadite di un tipico funzionario di partito cooptato dalla dinastia Castro a incarnare il volto ufficiale della dittatura: il sessantunenne Miguel D\u00edaz-Canel Bermudez, il cui arrivo a San Antonio de lo Ba\u00f1os, mentre le autorit\u00e0 spegnevano telefoni e Internet, \u00e8 riuscito soltanto ad esacerbare gli animi. In una dichiarazione inaudita perfino per gli standard criminali del regime, D\u00edaz-Canel ha prima rivendicato il monopolio della piazza per i \u201crivoluzionari\u201d (termine che nella lingua di legno dello stalinismo caraibico indica i fedelissimi del partito unico), per poi avvertire di essere \u201cdisposto a tutto\u201d per fermare i \u201cmercenari e i contro-rivoluzionari\u201d (altro must della retorica ufficiale), invitando infine \u201ci rivoluzionari e i comunisti ad affrontare i manifestanti nelle strade\u201d. Un richiamo esplicito alla violenza contro la popolazione civile, le cui conseguenze pratiche si misureranno nei prossimi giorni. Per il momento la polizia ha ripreso il controllo nella notte senza lampioni de L\u2019Avana, piagata da settimane di black-out elettrici, mentre scattano le retate nelle case dei manifestanti. Testimoni oculari parlano di almeno una decina di morti negli scontri e di un numero imprecisato di detenuti e desaparecidos.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019onda si vedeva arrivare, \u2013 ha scritto su Twitter la blogger dissidente Yoani S\u00e1nchez \u2013 bisognava solo ascoltare attentamente per sentire il rumore di fondo che cresceva, e ieri ci siamo tolti la museruola\u201d. S\u00ec, perch\u00e9 quel grido di \u201clibert\u00e0\u201d \u00e8 penetrato forte e chiaro nei palazzi di un potere abituato a disporre a piacimento delle risorse naturali e umane dell\u2019isola. D\u00edaz-Canel, nervosissimo nel suo primo intervento, ha parlato nuovamente ieri mattina alla televisione di Stato, capovolgendo a favore del regime il senso degli avvenimenti del giorno prima: \u201c\u00c8 stata una giornata storica per la Rivoluzione\u201d, la precariet\u00e0 della situazione \u201csi deve al blocco economico dell\u2019imperialismo yankee\u201d (a chi se no?), in un classico esempio di doublespeak orwelliano, tipico dei sistemi politici totalitari con l\u2019acqua alla gola, costretti a mistificare la realt\u00e0 per garantirsi la sopravvivenza. Nemmeno un accenno di autocritica, nessuna correzione di rotta.<\/p>\n<p>Ma fino a quando? \u00c8 questa la domanda che circola insistentemente non solo tra i cubani ma anche negli Stati del continente americano di cui Cuba \u00e8 sponsor politico, cliente economico o avversario esistenziale. Vista la centralit\u00e0 del regime de L\u2019Avana nella diffusione dell\u2019ideologia comunista in America Latina, non \u00e8 difficile ipotizzare che le ripercussioni di un crollo del sistema castrista sarebbero rilevanti in tutta la regione. Venezuela, Nicaragua, Bolivia, il Per\u00f9 recentemente caduto in mano al populismo izquierdista di Castillo, la stessa Argentina seppur in maniera pi\u00f9 sfumata, il Messico di Obrador, ma anche i movimenti sovversivi che stanno minacciando la democrazia cilena e quella colombiana, perderebbero un referente essenziale nella sedicente \u201clotta anti-imperialista\u201d, espressione sotto cui si nasconde la persistente campagna pseudo-rivoluzionaria contro la democrazia liberale e lo stato di diritto.<\/p>\n<p>Negli ultimi vent\u2019anni l\u2019economia cubana si \u00e8 sostenuta sulle forniture petrolifere provenienti da Caracas in cambio dell\u2019addestramento degli apparati di sicurezza venezuelani e dell\u2019appoggio politico al regime chavista. Il crollo del settore energetico sotto Maduro e le restrizioni imposte dall\u2019amministrazione Trump all\u2019invio di denaro degli emigrati cubani verso la madrepatria hanno contribuito al collasso definitivo di un sistema economico strutturalmente disfunzionale. Contemporaneamente l\u2019epidemia ha colpito frontalmente l\u2019isola proprio nel momento in cui si riapriva timidamente al turismo internazionale, mettendo in luce le carenze oggettive di un sistema sanitario che la propaganda ha sempre venduto come il fiore all\u2019occhiello della nazione. I cubani oggi hanno due vaccini a disposizione ma non le siringhe per somministrarli. L\u2019incompetenza di D\u00edaz-Canel e dell\u2019attuale dirigenza ha fatto il resto: la riforma monetaria, intesa a limitare la circolazione del dollaro, ha ottenuto l\u2019effetto inverso di debilitare il peso cubano; il rifiuto di aiuti umanitari per far fronte all\u2019emergenza sanitaria (\u201cpropaganda del nemico\u201d) ha condannato il Paese al contagio massivo; il raccolto della canna da zucchero, una delle poche risorse economiche nazionali, \u00e8 ai minimi storici per \u201ccarenze organizzative e direttive\u201d, come ha denunciato recentemente lo stesso presidente dell\u2019azienda statale Azcuba. La storia contemporanea insegna che, normalmente, dalla fame alla rivolta anti-regime il passo \u00e8 breve.<\/p>\n<p>In diverse localit\u00e0 teatro della protesta la polizia si \u00e8 rifiutata di intervenire per reprimere le manifestazioni. Al suo posto sono arrivate le unit\u00e0 d\u2019\u00e9lite dell\u2019esercito cubano, conosciute anche come berretti neri (boinas negras), da sempre note per le azioni violente nei confronti della popolazione civile. Nei mesi scorsi ha preso corpo un movimento artistico di natura politica, Movimiento San Isidro, formato da artisti e intellettuali che hanno denunciato apertamente la persecuzione della dissidenza. Anche in questo caso la risposta del governo \u00e8 stata punitiva, attraverso le famigerate \u201cazioni di rifiuto\u201d (cittadini al servizio della dittatura incaricati di disperdere le manifestazioni) e una serie di condanne a pene di carcere. Dal movimento \u00e8 nata la canzone Patria y vida, in opposizione allo slogan rivoluzionario Patria o muerte, che la popolazione ha adottato come un inno anti-totalitario nonostante la campagna di discredito e di boicottaggio da parte degli organi statali.<\/p>\n<p>La protesta per il momento non ha un leader e la societ\u00e0 civile cubana, stremata da sessant\u2019anni di persecuzione, non \u00e8 oggi in grado di esprimere un\u2019alternativa chiara all\u2019attuale sistema di potere. La via dell\u2019emigrazione \u00e8 preclusa non solo dalla naturale ritrosia della dittatura a permettere gli espatri ma anche da una delle ultime misure dell\u2019amministrazione Obama che, nell\u2019ambito della sua malintesa azione di appeasement nei confronti del Partito Comunista Cubano, sospese la cosiddetta politica dei piedi asciutti, piedi bagnati (pies secos, pies mojados), in base alla quale tutti i cubani che entrassero, legalmente o no, in territorio americano potevano accedere al permesso di residenza e a un lavoro retribuito. Una valvola di sfogo oggi inesistente che, paradossalmente, scarica tutta la pressione sociale sullo stesso regime che l\u2019aveva cos\u00ec insistentemente avversata nel corso degli anni. Biden non vuole ripetere gli errori di Obama, anche per un chiaro interesse elettorale nella Florida dell\u2019esilio, fa appello ai \u201cdiritti fondamentali e universali\u201d del popolo cubano in una dichiarazione tardiva e un po\u2019 troppo istituzionale per sembrare del tutto sincera, ma per il momento si guarda bene dal ripristinare il flusso di denaro tra Usa e Cuba bloccato da Trump.<\/p>\n<p>D\u00edaz-Canel \u00e8 da domenica un leader dimezzato, sia dalla protesta popolare che comunque \u00e8 destinata a spegnersi e a riaccendersi a intermittenza, sia dalla possibilit\u00e0 che, per salvare il sistema comunista, le forze armate del Paese decidano di sostituirlo con una personalit\u00e0 che goda della loro fiducia in un momento estremamente delicato come l\u2019attuale. Una soluzione alla polacca (1981) che eviti la caduta del Muro de L\u2019Avana e, con essa, l\u2019implosione di una delle ultime ridotte di socialismo reale del pianeta. Dopo decenni di sussurri tra le mura domestiche e di pubblica adesione alle direttive del potere, i cubani sono passati all\u2019azione: \u201cNon abbiamo pi\u00f9 paura\u201d. E il bubbone infetto del castrismo ha cominciato a sgonfiarsi.<\/p>\n<p>Condividi:<br \/>\nFai clic qui per condividere su Twitter (Si apre in una nuova finestra)Fai clic per condividere su Facebook (Si apre in una nuova finestra)<br \/>\nCorrelati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cuba si ribella alla dittatura: \u00e8 davvero l\u2019inizio della fine del Castrismo? di Enzo Reale, in Esteri, Quotidiano, del 13 Lug 2021, 03:58 \u00c8 cominciato tutto intorno all\u2019una del pomeriggio di domenica nella localit\u00e0 di San Antonio de los Ba\u00f1os, a una trentina di chilometri da L\u2019Avana. 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