{"id":1264,"date":"2022-01-21T15:33:00","date_gmt":"2022-01-21T14:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1264"},"modified":"2022-01-21T15:39:42","modified_gmt":"2022-01-21T14:39:42","slug":"un-uomo-di-destra-al-quirinale-una-analisi-articolo-di-federico-punzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1264","title":{"rendered":"un uomo di destra al Quirinale? una analisi. ( articolo di Federico Punzi)"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella giornata di ieri si sono rincorse voci e indiscrezioni secondo cui sarebbe gi\u00e0 sfumata la candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. Il Cav ha in effetti pochissime chance di diventare il prossimo inquilino del Quirinale, per la difficolt\u00e0 di aggregare voti al di fuori dei partiti di centrodestra, necessari per raggiungere la maggioranza assoluta al quarto scrutinio. D\u2019altra parte, \u00e8 anche vero che tra tutti i nomi che circolano \u00e8 quello che sulla carta potrebbe partire con il maggior numero di voti. Gli mancherebbero una sessantina di voti e da qui in poi tutto potrebbe succedere\u2026<br><br>Sempre, s\u2019intende, che abbia davvero il sostegno dell\u2019intero centrodestra. Ed \u00e8 proprio questo il punto. Solo per la levata di scudi della sinistra in questi giorni \u2013 che per l\u2019occasione ha rispolverato un antiberlusconismo d\u2019antan, che sembrava definitivamente sepolto con la riabilitazione del Cav come argine ai sovranisti \u2013 i partiti di centrodestra dovrebbero portare avanti quasi per principio la candidatura di Berlusconi. Ma evidentemente, qualcuno nel centrodestra ha altri piani. Salvini pare si sia convinto che con Draghi al Quirinale avrebbe spalancate le porte di Palazzo Chigi in caso di vittoria nel 2023. Non ci scommetteremmo un euro (sulla vittoria, figuriamoci sull\u2019ingresso a Chigi). In ogni caso, i sopraffini \u201cstrateghi\u201d all\u2019opera non sembrano rendersi conto che i loro \u201cpiani B\u201d hanno qualche chance di successo solo se la candidatura di Berlusconi regge fino all\u2019ultimo, cio\u00e8 fino alla quarta votazione, e la sinistra \u00e8 costretta a farci i conti per davvero.<br><br><br> <br>Dai retroscena di queste ore l\u2019impressione \u00e8 che Denis Verdini stia gi\u00e0 mandando in vacca qualsiasi abbozzo di strategia del centrodestra per il Quirinale. Difficilmente Berlusconi sarebbe disposto a sostenere con altrettanta energia un candidato di area centrodestra che non sia lui, o lo stesso Mario Draghi, che il Cav (come il Pd) vuole fortissimamente tenere a Palazzo Chigi. E chi sar\u00e0 chiamato, come al solito, a raccogliere i cocci? Gianni Letta, convincendo Berlusconi che non ci sono alternative ad una figura di sinistra, naturalmente una che sia in grado di offrirgli garanzie, e che prima far\u00e0 buon viso a cattivo gioco, meglio sar\u00e0. Un copione gi\u00e0 visto non solo nell\u2019ultimo decennio, ma durante tutto il ventennio berlusconiano.<br><br><br> <br>Se queste nostre considerazioni sono fondate, il centrodestra si \u00e8 gi\u00e0 liquefatto e uscir\u00e0 con le ossa rotte dalla corsa per il Quirinale.<br><br>Il problema del centrodestra, a nostro avviso, \u00e8 che ormai \u00e8 una coalizione fantasma. Governa molte regioni, ma solo perch\u00e9 l\u2019elezione diretta dei presidenti di Regione favorisce le coalizioni e la tenuta delle maggioranze. A livello nazionale i partiti che dovrebbero far parte del centrodestra non solo non governano insieme da ben 11 anni, ma a ben guardare in questi 11 anni non sono stati insieme nemmeno all\u2019opposizione: alcuni infatti sono entrati a far parte di governi di sinistra o li hanno sostenuti.<br><br>Ci vuole molto ottimismo per pensare che le stesse leadership che hanno miseramente fallito nell\u2019individuare candidati vincenti alle ultime amministrative, in due citt\u00e0 chiave come Roma e Milano, siano in grado di aggregarsi oggi attorno ad una personalit\u00e0 con chance di successo e di sostenerla fino alla elezione al Colle.<br><br>Per Alberto Mingardi, come ha spiegato nell\u2019articolo di ieri dal titolo \u201cIl centrodestra e il tempo perduto\u201d, sul Corriere della Sera, il problema del centrodestra nella elezione del prossimo presidente della Repubblica sta nella mancanza di figure d\u2019area \u201cquirinabili\u201d. Dopo trent\u2019anni, sostiene Mingardi, il centrodestra non ha \u201cpersonalit\u00e0 che possano essere considerate all\u2019altezza del Colle\u201d, che \u201cgodano se non della simpatia almeno del rispetto di chi sta dall\u2019altra parte\u201d. I partiti di centrodestra \u201cnon sono riusciti a far crescere un ceto politico autoprodotto\u201d. La linea sovranista e populista avrebbe \u201cconsigliato a molti, accademici, professionisti o imprenditori, di stare alla larga\u201d. La \u201cprossimit\u00e0\u201d ai partiti di centrodestra \u201c\u00e8 vissuta, ancora oggi, come una sorta di macchia sul curriculum\u201d.<br><br><br> <br>A pesare \u00e8 \u201cl\u2019assenza di una prospettiva\u201d, di \u201cun nucleo di principi\u201d. \u201cBravissimi a prendere i voti\u201d, i leader del centrodestra non sanno come \u201cincidere sul Paese e sui suoi apparati\u201d un minuto dopo aver vinto le elezioni.<br><br>Su Atlantico Quotidiano non siamo mai stati teneri con i partiti di centrodestra, non abbiamo risparmiato critiche anche feroci. L\u2019assenza di prospettiva, la debolezza dei principi, l\u2019incapacit\u00e0 di incidere sul Paese e sui suoi apparati una volta al governo, sono gravi handicap che abbiamo pi\u00f9 volte sottolineato e ne siamo pienamente convinti. Ma sono solo una parte del problema, e nemmeno la pi\u00f9 rilevante, quando si parla di deficit di ceto politico e mancanza di personalit\u00e0 d\u2019area \u201cquirinabili\u201d.<br><br>In questo, lo osserviamo con stima e amicizia ma con franchezza, l\u2019analisi di Mingardi \u00e8 omissiva.<br><br>Innanzitutto, \u00e8 proprio vero che il centrodestra non ha personalit\u00e0 d\u2019area \u201cquirinabili\u201d? Rischia questa di essere una premessa data troppo per scontata e frutto di bias politico. Se andiamo a scorrere i nomi che circolano solo in questi giorni, dunque senza troppi sforzi, troviamo la presidente del Senato Casellati, l\u2019ex presidente della Camera Casini, l\u2019ex presidente del Senato Marcello Pera, l\u2019ex ministro degli affari esteri e nuovo presidente del Consiglio di Stato Franco Frattini, e ancora Gianni Letta e Letizia Moratti. Ma perch\u00e9 non pensare \u2013 e stupisce che ad un liberale come Mingardi non siano nemmeno venuti in mente \u2013 a due liberali doc come Antonio Martino e Carlo Nordio? Quanto allo stesso Berlusconi: una figura certamente \u201cdi parte\u201d, la cui responsabilit\u00e0 istituzionale e fede europeista per\u00f2 sono oggi riconosciute anche dai suoi avversari \u2013 a meno che tale riconoscimento non sia insincero e strumentale.<br><br><br> <br>Ora, si pu\u00f2 discutere a lungo sulle chance che queste personalit\u00e0 avrebbero di venire elette, che in gran parte dipendono dalla volont\u00e0 dei partiti di centrodestra di trovare un accordo e dalla capacit\u00e0 di sostenerne la candidatura davanti alle altre forze politiche. Ma questa \u00e8 una difficolt\u00e0 che avrebbe anche il Pd, diviso com\u2019\u00e8 al suo interno, con i propri nomi. Ricordiamo tutti la fine che fece la candidatura di Romano Prodi nel 2013.<br><br>Le personalit\u00e0 di centrodestra citate non sarebbero \u201call\u2019altezza del Colle\u201d? Non esprimiamo giudizi sui singoli, ci limitiamo per\u00f2 a osservare che lo sarebbero almeno quanto le personalit\u00e0 di sinistra che vengono nominate in questi giorni. Non meno \u201cdi parte\u201d, non meno preparate. Cosa troviamo nelle \u201crose\u201d di sinistra? Mediocri funzionari di partito e dirigenti pubblici la cui immagine \u00e8 elevata da incarichi avuti grazie al partito e coltivata negli anni dalla stampa amica.<br><br>Il punto vero della questione ci pare essere che in un panorama mediatico e culturale fortemente egemonizzato dalla sinistra, con vertici istituzionali e apparati statali da almeno un decennio occupati dalla sinistra, \u00e8 la sinistra a distribuire patenti di rispettabilit\u00e0 politica e di \u201cquirinabilit\u00e0\u201d, un aspetto che non dovrebbe sfuggire ad un osservatore attento come Mingardi. I \u201cquirinabili\u201d di area centrodestra non hanno nulla da invidiare a quelli di sinistra, se non che non hanno la tessera del Pd.<br><br>Come non dovrebbe sfuggire un altro dato politico: se sono pochissime, forse nessuna, le personalit\u00e0 di centrodestra a godere \u201calmeno del rispetto di chi sta dall\u2019altra parte\u201d, \u00e8 soprattutto per l\u2019incessante ricorso alla delegittimazione e alla demonizzazione dell\u2019avversario da parte della sinistra, che sembra riconoscere un certo grado di rispetto agli avversari solo quando elettoralmente innocui \u2013 rispetto sempre revocabile, come vediamo in questi giorni con Berlusconi.<br><br><br> <br>Dunque, occorre porsi la fondamentale domanda: chi decide se una personalit\u00e0 \u00e8 \u201cquirinabile\u201d e degna del rispetto degli avversari? Certo, se sono Corriere, Repubblica e Stampa a decidere, ne troveremo molto poche tra le fila del centrodestra.<br><br>E da qui ci colleghiamo all\u2019altro tema toccato nell\u2019articolo di Mingardi: i molti accademici, professionisti o imprenditori che preferiscono \u201cstare alla larga\u201d dall\u2019impegno politico nei partiti di centrodestra, perch\u00e9 la \u201cprossimit\u00e0\u201d con quell\u2019area politica viene vissuta come una \u201cmacchia nel curriculum\u201d. \u00c8 proprio cos\u00ec, una macchia, ma anche in questo caso, bisognerebbe chiedersi il perch\u00e9 senza omissioni o risposte comode. Colpa della linea sovranista e populista? Certo, per come \u00e8 stata violentemente demonizzata anch\u2019essa dall\u2019establishment. Ma davvero si pu\u00f2 imputare solo alla linea sovranista e populista degli ultimi cinque anni la mancanza di accademici, professionisti o imprenditori nel ceto politico del centrodestra, o addirittura di figure \u201cquirinabili\u201d, che com\u2019\u00e8 noto richiedono una decantazione di molti pi\u00f9 anni? Se cos\u00ec fosse, con la sua linea europeista e \u201cistituzionale\u201d Forza Italia ne sarebbe piena, e negli ultimi anni avrebbe completamente rinnovato la propria classe dirigente e i suoi gruppi parlamentari. Cosa che evidentemente non \u00e8 accaduta.<br><br>Lo stesso Mingardi nel suo articolo ricorda un tempo, negli anni \u201990, in cui il centrodestra port\u00f2 in Parlamento pensatori del calibro di Miglio e Colletti, ma anche tecnici e imprenditori. La cosiddetta stagione dei professori. Poi cosa accadde? Certo, furono messi da parte, in qualche modo oscurati anche dal \u201cpartito-azienda\u201d e dalla particolare leadership di Berlusconi.<br><br><br> <br>Ma proprio quella stagione e le successive mostrano come il problema non nasca oggi con la linea sovranista e populista. Alle difficolt\u00e0 di convivenza con un leader come il Cavaliere, e con le sue \u201ccorti\u201d, ne sopraggiunsero altre, che ci riportano alla demonizzazione, al marchio a vita su chiunque osasse allora schierarsi con Berlusconi, e su chiunque osi oggi avvicinarsi a Salvini e Meloni, rendendolo automaticamente unfit, squalificato, come possibile figura istituzionale. Quel centrodestra, quella Forza Italia, che portavano in Parlamento personalit\u00e0 di spessore in molti campi, venivano demonizzati dalla sinistra, dai media e dall\u2019establishment di allora, esattamente come oggi vengono demonizzati sovranisti e populisti, fino a negargli la legittimit\u00e0 ad ambire a ruoli istituzionali. Non da oggi infatti il centrodestra ha difficolt\u00e0 a indicare proprie personalit\u00e0 per l\u2019elezione al Quirinale.<br><br>Ma ce lo siamo scordati il trattamento riservato agli accademici, ai professionisti e agli imprenditori \u2013 spesso guarda caso di orientamento liberale \u2013 che si avvicinavano al centrodestra berlusconiano? Significava molto spesso la ghettizzazione nel proprio ambiente, finire nel tritacarne mediatico, mettere in gioco la propria carriera accademica o le grandi commesse: in sostanza perdere rispettabilit\u00e0 nei salotti che contano. Questo valeva vent\u2019anni fa con il centrodestra berlusconiano, vale oggi con Salvini e Meloni. Per non parlare, poi, dell\u2019altissimo rischio di finire nel mirino della magistratura. I meccanismi che allontanano personalit\u00e0 di valore da un impegno politico nei partiti di centrodestra, o che le sconsigliano una certa \u201cprossimit\u00e0\u201d, sono medesimi da quasi trent\u2019anni.<br><br>Quindi, se il ceto politico del centrodestra \u00e8 quello che \u00e8 (ma francamente a sinistra non ci pare di scorgere premi Nobel) \u00e8 anche per lo scarso coraggio di accademici, professionisti e imprenditori, soprattutto di coloro che si definiscono liberali, che preferiscono non sporcarsi le mani, non perdere le entrature \u201cgiuste\u201d, raggranellare qualche posto di sottogoverno o di consulenza, qualche finanziamento, non perdere la rubrica o la collaborazione editoriale. Preferiscono, insomma, restare alla corte della sinistra e al calduccio dell\u2019establishment e da l\u00ec, semmai, pontificare sui mali che affliggono la destra.<br><br>Dovranno fare i conti, prima o poi, con un dato: la \u201cCompetenza\u201d europeista, non la destra becera, ha guidato il Paese per nove degli ultimi dieci anni, non ci sembra con esiti brillanti, e tanto meno liberali. Solo nell\u2019ultimo anno, con Mario Draghi a Palazzo Chigi, il competente per eccellenza, il Paese ha conosciuto la pi\u00f9 inquietante deriva illiberale e statalista della storia repubblicana, con ferite profonde e difficilmente rimarginabili ai diritti di propriet\u00e0 e alle libert\u00e0 personali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella giornata di ieri si sono rincorse voci e indiscrezioni secondo cui sarebbe gi\u00e0 sfumata la candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. 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