{"id":1301,"date":"2022-04-21T16:06:58","date_gmt":"2022-04-21T14:06:58","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1301"},"modified":"2022-04-21T16:06:59","modified_gmt":"2022-04-21T14:06:59","slug":"what-about-tutti-colpevoli-nessun-colpevole-cosi-si-assolve-il-dittatore-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1301","title":{"rendered":"What about ?&#8230;.Tutti colpevoli nessun colpevole, cos\u00ec si assolve il dittatore Putin"},"content":{"rendered":"\n<p>E allora l\u2019Iraq? E allora Belgrado? Un modo per dire \u201ctutti colpevoli, nessun colpevole\u201d, potendo contare su una disinformazione trentennale che nel frattempo ha rimosso fatti e circostanze delle guerre passate e dei crimini commessi<br><br>Quante volte, nei talk show, o banalmente nelle discussioni da social network (il bar sport degli anni 10 e 20 di questo secolo), ad un argomento critico sulla guerra di Putin sentiamo che l\u2019interlocutore risponde con una raffica di domande sugli Usa? Putin ha invaso l\u2019Ucraina, ma \u201ce allora l\u2019invasione dell\u2019Iraq?\u201d \u201cE allora il bombardamento di Belgrado?\u201d \u201cE allora la Libia?\u201d.<br><br><br> <br>Questo tipo di risposta \u00e8 molto frequente e non \u00e8 casuale. \u00c8 una vecchia tecnica targata KGB che risale alla Guerra Fredda e che gli analisti americani hanno ribattezzato \u201cwhataboutism\u201d, perch\u00e9 in inglese questa contro-domanda \u00e8 \u201cand what about (Vietnam, Iraq, Jugoslavia\u2026)?\u201d Questo modo di ritorcere le accuse sull\u2019interlocutore ha il chiaro intento di fargli insorgere sensi di colpa. Ma si basa su una chiara fallacia logica. Se stiamo parlando dei massacri russi in Ucraina, stiamo parlando di crimini russi compiuti adesso, non di tutti i crimini del passato e del presente, commessi da tutte le potenze militari, dagli Usa in particolare. Da un punto di vista morale, i crimini di altri eserciti in passato, non attenuano n\u00e9 tanto meno cancellano le colpe dei russi nel presente. E se questo discorso ha forse senso con un interlocutore americano (\u201cda che pulpito viene la predica\u201d), con un interlocutore italiano diventa solo un modo di cambiare discorso. O peggio ancora: di instillare nell\u2019interlocutore l\u2019idea nichilista secondo cui tutti sono colpevoli, quindi nessuno ha colpa. Inutile soffermarsi, dunque. Basta rispondere, pacatamente, serenamente: sei fuori tema.<br><br><br> <br>Ma se vogliamo proprio soffermarci, almeno cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.<br><br>Iraq: gli americani, che non avevano particolare simpatia per il regime di Saddam Hussein, lo tolleravano (anche perch\u00e9 combatteva contro l\u2019Iran di Khomeini, che era ancora peggio). Non mossero un dito quando l\u2019istrionico autocrate nazional-socialista us\u00f2 le armi chimiche contro gli iraniani, poi le impieg\u00f2 addirittura contro i civili curdi, usando anche elicotteri da trasporto che gli americani gli avevano venduto. I curdi subirono un genocidio che in tre anni cost\u00f2 loro da 50 mila a 180 mila vittime, a seconda delle stime. Gli americani si mossero, invocati soprattutto dai sauditi, solo quando Saddam invase, di punto in bianco, il Kuwait nell\u2019agosto 1990. A quel punto, dato che minacciava la fonte petrolifera di tutto il mondo nel Golfo Persico, gli americani non rimasero pi\u00f9 a guardare. Misero in piedi una coalizione mondiale. E dopo sei mesi di estenuanti trattative, mossero guerra a Saddam. Finito il conflitto con un armistizio, Saddam abbandon\u00f2 il Kuwait e accett\u00f2 una parziale smilitarizzazione, fra cui la rinuncia alle armi chimiche (che aveva usato contro i curdi). Nel marzo 1991, per\u00f2, riprese subito a uccidere: decine di migliaia di vittime civili fra gli sciiti che si erano ribellati, almeno 25 mila secondo le stime pi\u00f9 prudenti. E gli americani non intervennero.<br><br><br> <br>La guerra scoppi\u00f2 di nuovo solo nel 1998, quando, disattendendo le clausole armistiziali, Saddam Hussein decise di espellere tutti gli ispettori internazionali che avrebbero dovuto garantire lo smantellamento delle armi chimiche. Bill Clinton condusse due campagne aeree contro il dittatore, una nel 1998 (operazione Desert Fox) e una nel 1999 (Silver Fox), poi pass\u00f2 il dossier al successore George W. Bush. Questi, decisamente meno propenso ad intervenire, dovette cambiare idea dopo che, sub\u00ecti gli attacchi dell\u201911 settembre 2001 a New York e Washington, dovette affrontare un Saddam pi\u00f9 bellicoso che mai. Saddam avrebbe dovuto aprire le porte agli ispettori, l\u2019onere della prova spettava a lui. Non solo non lo fece, ma alz\u00f2 ulteriormente i toni della retorica anti-occidentale: lui, laico, si present\u00f2 in pubblico come capofila della causa jihadista. Dopo due anni di negoziati si arriv\u00f2 infine alla resa dei conti nel 2003, con l\u2019ingresso degli anglo-americani in Iraq e la deposizione del dittatore (poi impiccato dagli iracheni tre anni dopo). Pu\u00f2 essere una scelta discutibile, criticabile, condannabile sul piano politico, una figuraccia sul piano comunicativo perch\u00e9 gli anglo-americani non poterono mai dimostrare l\u2019esistenza di armi di distruzione di massa che non vennero trovate, almeno non in territorio iracheno. Ma non fu un\u2019invasione immotivata, bens\u00ec la fine di una crisi scatenata da Saddam Hussein sin dal 1990 con l\u2019invasione del Kuwait e la ripresa delle ostilit\u00e0 nel 1998 con la cacciata degli ispettori.<br><br><br> <br>Chi chiede provocatoriamente \u201ce l\u2019Iraq\u201d tira per\u00f2 un tratto di penna su tutti i crimini di Saddam Hussein. Ma in compenso ingigantisce le sofferenze inflitte dagli americani agli iracheni. C\u2019\u00e8 chi parla di \u201cgenocidio\u201d e di \u201c1 milione di iracheni uccisi\u201d. Secondo Iraq Body Count, tutte le vittime civili furono da 186 mila a 209 mila, dal 2003 ad oggi, di cui solo una minoranza imputabili agli americani (circa 13 mila in tutto, inclusi i sospetti terroristi). Tutti gli altri sono vittime delle violenze settarie irachene o assassinati da terroristi islamici. Il vero genocidio, l\u2019unico che pu\u00f2 essere considerato tale, fu quello commesso da Saddam Hussein, finch\u00e9 era al potere. Dobbiamo veramente sentirci in colpa per l\u2019Iraq?<br><br>Jugoslavia: in estrema sintesi, fu una serie di guerre civili dovute alla dissoluzione della Jugoslavia, dove gli americani intervennero due volte, brevemente e con interventi solo aerei, nel 1995 e nel 1999. E cos\u00ec facendo posero fine ad un massacro che pareva veramente senza via d\u2019uscita. Anche qui \u00e8 bene ricordare chi diede inizio alla violenza. Slovenia, Croazia e Bosnia Erzegovina dichiararono la loro indipendenza dalla Jugoslavia sulla base di un loro diritto costituzionalmente garantito. L\u2019ultimo presidente della Serbia (una delle repubbliche della Jugoslavia, con pari diritti della Croazia, della Slovenia e della Bosnia) forz\u00f2 un intervento armato, per stroncare gli indipendentismi sul nascere e per dividere i nuovi Stati al loro interno, alimentando l\u2019insurrezione delle minoranze serbe. L\u2019intervento condotto sia da truppe regolari jugoslave che da milizie serbe (armate dall\u2019esercito regolare) venne condotto con incredibile spietatezza. Prima ai danni dei croati, poi soprattutto dei bosniaci, vennero condotte operazioni di pulizia etnica: intere citt\u00e0 e regioni vennero svuotate con la forza dei loro abitanti. Circa 6.300 civili croati e 41.500 bosniaci vennero assassinati dalle forze serbe e jugoslave in tre anni e mezzo di conflitto. Nomi come Zepa, Gorazde e soprattutto Srebrenica, ricordano a tutta l\u2019Europa i grandi massacri commessi dai serbi, quelli per cui Milosevic e i suoi uomini locali, Karadzic e Mladic, finirono sotto processo all\u2019Aja. L\u2019intervento della Nato nell\u2019estate del 1995, avvenuto con il consenso dell\u2019Onu, ebbe almeno il pregio di porre fine al conflitto, costringendo Milosevic ad accettare gli accordi di Dayton.<br><br><br> <br>La pace fu pi\u00f9 che altro una tregua, perch\u00e9 Milosevic, dal 1997 presidente della Jugoslavia (o meglio, di quel che ne restava) intensific\u00f2 la repressione nel Kosovo, regione abitata da una popolazione che al 90 per cento era albanese, ma che era parte integrante della Serbia, considerata per motivi storici la culla della Serbia e l\u2019epicentro del nazionalismo di Milosevic. C\u2019\u00e8 una fittissima coltre negazionista sui massacri dei kosovari albanesi del 1998-99. Eppure, secondo le stime pi\u00f9 attendibili, i serbi assassinarono 8.700 civili. \u201cLe fosse comuni non si trovano\u201d, in Kosovo: vennero seppelliti o occultati in territorio serbo. La Nato intervenne di nuovo, stavolta senza il consenso dell\u2019Onu, a causa dell\u2019opposizione della Russia, ma con il consenso dell\u2019Ue. L\u2019intervento fu molto massiccio e cost\u00f2 ai civili serbi circa 500 vittime, soprattutto a Belgrado (da 489 a 528, secondo Human Rights Watch). Ma ferm\u00f2 il massacro del Kosovo. Di l\u00ec a un anno, la rivoluzione serba pose fine al regime di Milosevic e con esso finirono le guerre nei Balcani, che gi\u00e0 ci parevano infinite, come quelle del Medio Oriente. Ci dobbiamo sentire noi in colpa per il bagno di sangue nella ex Jugoslavia?<br><br>E allora la Libia. Parliamo della Libia, ma soprattutto parliamo di Gheddafi, che oggi sembra essere rimpianto soprattutto dagli italiani. Gheddafi, tanto per cominciare, scacci\u00f2 tutti gli italiani dalla Libia, sequestrando le loro propriet\u00e0 arbitrariamente. Indisse un giorno all\u2019anno dedicato all\u2019odio contro gli italiani, ex colonizzatori, in cui anche i cimiteri dei nostri concittadini defunti venivano profanati. La Libia di Gheddafi fu l\u2019unico Stato, dal 1945, che prov\u00f2 a bombardare l\u2019Italia, lanciando missili su Lampedusa, come rappresaglia per il raid aereo americano su Tripoli, il 15 aprile 1986. Gheddafi fu fieramente sponsor di tutti i gruppi terroristici di estrema sinistra. Ed \u00e8 ritenuto direttamente responsabile per l\u2019uccisione della poliziotta inglese Yvonne Fletcher, uccisa di fronte all\u2019ambasciata libica a Londra durante una manifestazione di dissidenti esuli libici. Dell\u2019attentato alla discoteca La Belle di Berlino (frequentata dagli americani), del 5 aprile 1986: 3 morti e 229 feriti. Della strage di Lockerbie, il 21 dicembre 1988: una bomba sul volo Pan Am 103 che uccise tutti le 259 persone che erano a bordo. E della strage del Niger del 19 settembre 1989: 170 morti a bordo del volo UTA 772. E non \u00e8 ancora stato calcolato con precisione il numero delle vittime di regime all\u2019interno della Libia: i massacri dei prigionieri, la persecuzione degli immigrati africani sub-sahariani, i crimini commessi durante la breve guerra con il Ciad, la sistematica repressione politica e la violenza contro le trib\u00f9 rivali.<br><br><br> <br>Gli Usa e i loro alleati lasciarono fare. Anzi, dai primi anni 2000, soprattutto dopo la guerra contro l\u2019Iraq del 2003, quando Gheddafi rinunci\u00f2 al suo programma di armi di distruzione di massa, tutti i Paesi occidentali trovarono un modus vivendi pacifico con il vecchio sponsor del terrorismo. L\u2019intervento della Nato, nel 2011, avvenne, dietro approvazione dell\u2019Onu per un\u2019istituzione di una no-fly zone (neppure la Russia vot\u00f2 contro, in quella circostanza), solo quando, da un mese, in Libia si stava combattendo una guerra civile, iniziata a seguito di una ribellione contro il dittatore. E Gheddafi gi\u00e0 prometteva di trasformarla in un massacro senza pari. Dobbiamo sentirci noi responsabili del bagno di sangue in Libia?<br><br>I sensi di colpa possono insorgere nell\u2019interlocutore filo-americano, solo se: non conosce assolutamente la storia recente, oppure aderisce ad una narrazione negazionista. Il pi\u00f9 delle volte: \u00e8 il negazionismo che fa la parte del leone. Contrariamente al passato, il negazionismo non si rivolge solo alla ricostruzione degli eventi, ma avviene in contemporanea agli eventi. Nel 1991, gi\u00e0 la stampa ostile agli Usa (soprattutto di sinistra) cancellava con un tratto di penna tutti i crimini di Saddam. Nel 1995 e nel 1999, non solo la stampa di sinistra, ma anche la pubblicistica della destra sociale (e della Lega di allora) negava fermamente i crimini di Milosevic e ingigantiva, quantomeno enfatizzava, quelli dei suoi nemici croati, bosniaci e albanesi. Nel 2011, soprattutto la stampa di destra ha assolto Gheddafi di tutte le sue colpe del passato e ha fatto di tutto per dimostrare che non stesse commettendo crimini nella guerra civile. Oggi soprattutto la stampa di destra sta negando i crimini di Putin. In questo modo, non solo la storia, ma la stessa memoria collettiva viene cancellata e riscritta. Ad uso e consumo dei dittatori, sempre e comunque per aizzarci contro gli Stati Uniti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E allora l\u2019Iraq? E allora Belgrado? 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