{"id":1313,"date":"2022-06-01T10:51:05","date_gmt":"2022-06-01T08:51:05","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1313"},"modified":"2022-06-01T10:51:06","modified_gmt":"2022-06-01T08:51:06","slug":"liberta-di-parola-alloccidente-serve-un-esame-di-coscienza-di-william-zanellatoo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=1313","title":{"rendered":"Libert\u00e0 di parola, all\u2019Occidente serve un esame di coscienza ( di William Zanellato)o"},"content":{"rendered":"\n<p>Conosco a menadito tutte le argomentazioni contro la libert\u00e0 di pensiero e di parola, conosco i discorsi di chi sostiene che non pu\u00f2 e non deve esistere. Rispondo semplicemente che non mi convincono e che per quattrocento anni la nostra civilt\u00e0 si \u00e8 fondata sul principio opposto\u201d<br><br>Il libro \u00e8 \u201cLa fattoria degli animali\u201d, l\u2019autore \u00e8 George Orwell e le righe, qui sopra menzionate, sono tratte dalla sua prefazione. Le difficolt\u00e0 nella pubblicazione, l\u2019attrazione russa di una parte dell\u2019intellighenzia britannica, l\u2019intolleranza verso la libert\u00e0 di espressione. Tutto, di questa prefazione, sembra incastrarsi a pennello nella realt\u00e0 conflittuale odierna.<br><br>\u201cSe dovessi citare un testo a giustificazione della mia scelta indicherei il verso di Milton: Secondo le note leggi dell\u2019antica libert\u00e0\u201c, chiosava Orwell per avvalorare la sua tesi.<br><br><br>L\u2019autore era convinto della realt\u00e0 negativa del regime sovietico. Rivendicava con fermezza il diritto ad esporla, a discapito della nota alleanza tra Unione Sovietica e Gran Bretagna durante la Seconda Guerra Mondiale. Ad opporsi trov\u00f2 gran parte degli intellettuali britannici, schierati acriticamente dalla parte del regime staliniano e altrettante case editrici, restie nella pubblicazione dello scritto.<br><br>L\u2019attuale situazione per molteplici aspetti \u00e8 analoga. I protagonisti sono gli stessi, ma le parti invertite. Abbiamo una guerra nel cuore dell\u2019Europa, le alleanze militari sono ben definite ma differenti da allora. Assistiamo in egual modo alla propaganda di guerra, alla mistificazione della realt\u00e0 e alle restrizioni alla libert\u00e0 di espressione che, talvolta, sfociano nella censura.<br><br>La prefazione di questo scritto pu\u00f2 offrire diversi spunti di riflessione. Se realmente non vogliamo commettere gli errori del passato e, anzi, imparare da questi, dobbiamo agire con cautela: individuare i principi chiave che contraddistinguono le societ\u00e0 occidentali e tutelarli, ad ogni costo. Calandoci nel quadro geopolitico odierno, se veramente vogliamo definire la guerra in Ucraina come una \u201cbattaglia di valori\u201d, tocca a noi, in quanto occidentali, l\u2019obbligo di difendere i nostri. Partendo da quello che, in tali circostanze, risulta essere il pi\u00f9 fragile, la libert\u00e0 di espressione e di pensiero.<br><br><br>La tutela di questo principio cardine passa attraverso un esame di coscienza. La tendenza ad una limitazione di tale principio \u00e8 una dinamica pericolosa che sta attraversando tutte le democrazie liberali, in primis gli Stati Uniti. La persecuzione di studiosi e scrittori (vedi il caso Rowling), la censura della letteratura russa e in particolare di un corso universitario su Dostoevskij, il fenomeno travolgente della Cancel Culture rappresentano soltanto l\u2019apice di un generale indebolimento della tradizione liberale occidentale. Ergersi a difensori della democrazia contro il regime autocratico di Putin non solo si traduce nell\u2019aiutare l\u2019audace resistenza ucraina. Vuol dire anche tutelare i nostri valori, conservarli e non svenderli. Significa rispettare il contraddittorio, tollerare le posizioni scomode, anche quelle pi\u00f9 urticanti. Significa combattere l\u2019allineamento acritico e rimettere al centro del dibattito il beneficio del dubbio, inteso come combustibile della nostra civilt\u00e0. Questa, in fondo, \u00e8 la principale differenza tra noi e loro. Tra la democrazia e la dittatura. Tra l\u2019Italia e la Federazione Russa.<br><br>L\u2019importante, in cuor proprio, \u00e8 riconoscere il labile confine tra opinione e menzogna e rimanere ben ancorati alla prima. Evitare per qualsiasi ragione di sfociare nella propaganda del Cremlino o dare adito alle sue incoerenze storiche.<br><br>Quindi ben vengano le illogicit\u00e0 del professor Orsini, ben vengano i deliri storici del ministro degli esteri russo Lavrov. Saremo noi a decidere, a posteriori, se integrare o meno queste posizioni e se farne nostra opinione. Ben venga l\u2019apprendimento della cultura russa o della sua letteratura, tanto meglio se si tratta di corsi universitari su Dostoevskij. Questo conflitto, se pur atroce, non pu\u00f2 e non deve distruggere la pluralit\u00e0 del nostro dibattito.<br><br>\u201cSe la libert\u00e0 significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ci\u00f2 che non vuole sentirsi dire\u201d. Cos\u00ec, George Orwell decise di chiudere la sua prefazione, con quella che tuttora rimane una tra le frasi pi\u00f9 celebri dello scrittore britannico. Ecco che, quando questa frase sar\u00e0 diventata il leitmotiv del nostro dibattito, allora, potremo dirci sicuramente dalla parte giusta della storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conosco a menadito tutte le argomentazioni contro la libert\u00e0 di pensiero e di parola, conosco i discorsi di chi sostiene che non pu\u00f2 e non deve esistere. 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