{"id":951,"date":"2018-12-04T14:52:24","date_gmt":"2018-12-04T13:52:24","guid":{"rendered":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=951"},"modified":"2018-12-04T14:52:24","modified_gmt":"2018-12-04T13:52:24","slug":"meglio-un-euro-oggi-che-una-lira-muta-domani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/pietrozanantoni.it\/?p=951","title":{"rendered":"Meglio un euro oggi che una lira \u2013 muta \u2013 domani"},"content":{"rendered":"<p>Meglio un euro oggi che una lira \u2013 muta \u2013 domani<br \/>\n\u00a9 OPINIONI<br \/>\n12:18 04.12.2018<br \/>\nMario Sommossa da: SPUTNIK<br \/>\nTra i graditi lettori di queste pagine c\u2019\u00e8 ancora qualcuno che accarezza l\u2019idea che se l\u2019Italia uscisse dall\u2019Euro avrebbe solo da guadagnarci. Perfino qualche sedicente economista (in verit\u00e0 pochi) coltiva ancora questa ipotesi. C\u2019\u00e8 da capirli, perch\u00e9 \u00e8 indubbio che questa valuta sia nata troppo presto e su delle premesse sbagliate.<br \/>\nNon che il proposito fosse sbagliato in s\u00e9: \u00e8 naturale che Stati che puntino a una loro unificazione la prendano in considerazione. Il problema, come fu fatto osservare dagli osservatori pi\u00f9 avveduti dell&#8217;epoca, era che per dare i suoi giusti e benefici frutti sarebbe stato necessario avere anche un&#8217;unica guida politica o, almeno, che esistesse l&#8217;uniformit\u00e0 fiscale.<br \/>\nSenza queste due condizioni fu naturale che accadesse ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto e cio\u00e8 una crescente diseguaglianza nello sviluppo economico dei Paesi che l&#8217;hanno adottata. Il fatto stesso che l&#8217;emissione dei titoli di Stato dei vari Paesi sia valutata dal mercato in modo molto diverso (il famoso spread ne \u00e8 un esempio) \u00e8 gi\u00e0 il sintomo di un meccanismo non perfetto.<br \/>\nNegli Stati Uniti, ad esempio, in tutti gli Stati (compreso quelli in sostanza falliti come la California) gli interessi sul dollaro sono sempre gli stessi ma loro sono, appunto una &#8220;federazione&#8221;. Noi, al contrario, siamo soltanto un simulacro di &#8220;confederazione&#8221; e in realt\u00e0 nemmeno quella&#8230;<br \/>\nAmmettendo quindi che sarebbe stato pi\u00f9 opportuno procedere a una vera e maggiore integrazione politica ed economica prima di varare una valuta comune, \u00e8 indubbio che, ora che ci siamo dentro, uscirne sarebbe perfino peggiore. Chi sostiene che sia meglio tornare alla Lira ritiene che con una moneta indipendente e svalutata noi italiani diventeremmo pi\u00f9 competitivi sui mercati internazionali.<br \/>\nPurtroppo, se \u00e8 pur vero che le esportazioni ne sarebbero avvantaggiate sul breve termine, non bisogna dimenticare che pagheremmo pi\u00f9 care tutte le importazioni e specialmente le materie prime di cui abbisogniamo. Non dobbiamo dimenticare che noi siamo un Paese di trasformazione: importiamo energia e commodities, li lavoriamo, esportiamo il prodotto finito e da questo processo deriva la nostra ricchezza. E&#8217; per questo che ogni ipotesi di autarchia non \u00e8 concepibile per noi, cos\u00ec come ogni &#8220;svalutazione competitiva&#8221; fatta nel passato ha dato frutti solo sul breve tempo, annullando presto il vantaggio acquisito. Il vero problema per\u00f2 non sta solo qui.<br \/>\nGli aspetti pi\u00f9 gravi riguardano quel che succederebbe nel momento in cui una nuova Lira si trovasse ad agire da sola sui mercati internazionali. Immediatamente, tutte le agenzie di rating declasserebbero il debito pubblico italiano, non pi\u00f9 protetto dall&#8217;essere causa comune con le altre economie. I nostri titoli declassificati si avvicinerebbero sempre di pi\u00f9 al livello definito &#8220;spazzatura&#8221;, obbligando il Tesoro ad aumentare i tassi dell&#8217;interesse che dovr\u00e0 pagare verso i potenziali acquirenti. Inoltre, la svalutazione aumenterebbe immediatamente il prezzo di tutte le merci importate e ne deriverebbe, automaticamente, una crescita esponenziale dell&#8217;inflazione.<br \/>\nDetto per inciso, il nuovo passaggio da una valuta all&#8217;altra favorir\u00e0 quegli &#8220;arrotondamenti&#8221; speculativi che gia&#8217; conoscemmo nel momento dell&#8217;adozione dell&#8217;Euro. Non basta: poich\u00e9 non tutti avranno un&#8217;immediata fiducia nella moneta nazionale, ci sar\u00e0 una fuga di capitali all&#8217;estero verso valute considerate &#8220;pi\u00f9 stabili&#8221; o pi\u00f9 &#8220;sicure&#8221;. Ci\u00f2 obbligherebbe il Governo, qualunque esso sia, a un maggiore controllo su tutte le transazioni finanziarie e, probabilmente, alla necessit\u00e0 di limitare la quantit\u00e0 denaro liquido che si potr\u00e0 ritirare dalle banche (come successe in Grecia).<br \/>\nSe svalutazione deve essere, per volont\u00e0 dei mercati del Governo o di entrambi, dovr\u00e0 almeno avvicinarsi al 30% rispetto al valore attuale dell&#8217;Euro. Davanti a una tale nuova e improvvisa concorrenza, \u00e8 immaginabile che, per difendere le proprie imprese e il proprio mercato, gli altri Paesi Europei decidano allora di introdurre barriere doganali (dazi), almeno per alcuni prodotti. Sapendo che i Paesi Europei rappresentano oggi lo sbocco di pi\u00f9 del 50% delle nostre esportazioni, \u00e8 facile immaginare le conseguenze per le nostre aziende.<br \/>\nLa situazione diventa ancora peggiore se pensiamo a coloro, imprese o privati cittadini, che hanno acceso debiti con le banche. Se il Governo, com&#8217;\u00e8 probabile, imporr\u00e0 una riconversione forzosa a parit\u00e0 di cambio attuale tra l&#8217;Euro e la Lira, \u00e8 evidente che, con il naturale innalzarsi (pressoch\u00e9 immediato) dei tassi d&#8217;interesse ufficiali, anche le banche, pena il loro fallimento, saranno obbligate ad aumentare esse stesse i loro tassi creditori.<br \/>\nImmaginate quindi cosa succeder\u00e0 a chi ha contratto un mutuo a &#8220;tasso fisso&#8221; (per chi ha un tasso variabile il disastro sar\u00e0 automatico): vedersi imporre il passaggio da un tasso debitore del 2-3% a uno dell&#8217;8-9%. Non \u00e8 possibile? Forse non tutti se ne sono accorti, ma sia nell&#8217;acquisto dei titoli di Stato italiani sia nella sottoscrizione dei mutui a tasso fisso esiste oramai una clausola che autorizza le emittenti a modificare il tasso prestabilito nel caso di variazioni straordinarie delle condizioni di mercato.<br \/>\nInfine occorre considerare che la riconversione dall&#8217;Euro alla Lira pu\u00f2 essere imposta da un qualunque Governo a tutti i creditori nazionali ma con quelli internazionali va negoziata e, molto probabilmente, una buona percentuale dovr\u00e0 essere ripagata con quell&#8217;Euro, oramai rivalutato, e da noi abbandonato. Se l&#8217;Italia rifiutasse di trovare un accordo con i creditori internazionali, ci\u00f2 significherebbe l&#8217;impossibilit\u00e0 di ottenere nuovi prestiti sui mercati finanziari stranieri. In altre parole, nessuno ci darebbe pi\u00f9 prestiti o sottoscriverebbe i nostri buoni del Tesoro. Nemmeno il Fondo Monetario Internazionale, a meno che non gli cedessimo, di fatto, la nostra sovranit\u00e0 economica. Qualcuno ha quantificato il danno che potremmo subire nel primo anno dopo l&#8217;uscita dall&#8217;Euro attorno ai 170 miliardi di Euro.<br \/>\nL&#8217;abbandono della moneta unica per noi costituirebbe dunque una beffa oltre al pesante danno che ne subiremmo. Un&#8217;ultima considerazione che va fatta \u00e8 che, con tutto il male che possiamo volergli, l&#8217;Euro \u00e8 oggi la seconda valuta mondiale pi\u00f9 usata nel commercio internazionale dopo il dollaro. Anche in tutte le Banche Centrali del mondo l&#8217;Euro \u00e8 la seconda valuta di riserva (sempre dopo il dollaro), destino totalmente impensabile per una nuova Lira. Se vi domanderete che importanza abbia questo fatto, basta pensare che gli USA possono permettersi di stampare dollari a volont\u00e0, sicuri della loro accoglienza nel resto del mondo, e &#8220;pompare&#8221; cos\u00ec la loro economia senza troppi timori per l&#8217;inflazione interna.<br \/>\nCi\u00f2 che dobbiamo avere il coraggio di dirci \u00e8 che la causa dei nostri mali attuali non deriva dalla moneta cui partecipiamo.<br \/>\nLo dimostra la circostanza che, nonostante tutto, le esportazioni italiane nel mondo sono continuamente in crescita e la nostra bilancia commerciale \u00e8 attiva. Le ragioni della crisi che attraversiamo, legata anche alla globalizzazione selvaggia, vanno ricercate piuttosto dove nessun Governo italiano, da almeno trent&#8217;anni a questa parte, ha saputo mettere mano: la non certezza del diritto che deriva dall&#8217;inefficienza della giustizia civile, la fiscalit\u00e0 elevata causata dall&#8217;incapacit\u00e0 e dagli sprechi della pubblica amministrazione, la corruzione diffusa, l&#8217;evasione fiscale e il mercato nero, la non-meritocrazia nel pubblico e nel privato e, infine, dai bassi investimenti nella ricerca tecnologica.<br \/>\nL&#8217;opinione dell&#8217;autore pu\u00f2 non coincidere con la posizione della redazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meglio un euro oggi che una lira \u2013 muta \u2013 domani \u00a9 OPINIONI 12:18 04.12.2018 Mario Sommossa da: SPUTNIK Tra i graditi lettori di queste pagine c\u2019\u00e8 ancora qualcuno che accarezza l\u2019idea che se l\u2019Italia uscisse dall\u2019Euro avrebbe solo da guadagnarci. 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